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Attrazioni

Galleria Uffizi Firenze

La Galleria degli Uffizi, a pochi passi da Piazza della Signoria a Firenze, costruita a partire dal 1560 su progetto di Giorgio Vasari, nacque anticamente per ospitare gli uffici delle magistrature fiorentine. Trasformato in museo d’arte, l’aspetto attuale è frutto di trasformazioni progressive volute soprattutto dalla famiglia Medici. Fu solo partire dal Settecento che la raccolta venne resa visibile al pubblico, divenendo, nei secoli, uno dei primi esempi europei di museo aperto.

Oggi, attraversando le sale della Galleria, si percorrono secoli di pittura di cui i primi ambienti sono dedicati al periodo medievale. Eppure, è soprattutto nel tratto che va dal Quattrocento al primo Seicento che si concentrano alcune delle opere più conosciute della collezione. Alcune di queste sono diventate rilevanti, al punto da rappresentare, da sole, interi movimenti artistici.

Tra le tele più note figura La Nascita di Venere di Sandro Botticelli. Il dipinto raffigura la dea che emerge dalle acque, sospinta dai venti e accolta sulla riva. Tutto è composto con grande equilibrio: il corpo della figura centrale segue una linea morbida, mentre i panneggi sembrano muoversi in una brezza leggera. La scena non ha contesto reale, si svolge in uno spazio ideale, privo di tempo. L’interpretazione più accreditata la collega alla filosofia neoplatonica in voga nella Firenze medicea.

Nella stessa sala è esposta La Primavera, sempre di Botticelli. In questo caso l’ambiente è più ricco: un bosco fitto di fiori fa da sfondo a un corteo di personaggi. Si distinguono Mercurio, le Tre Grazie, Venere, Zefiro, Clori e Flora. Ogni figura ha un ruolo, ma il significato complessivo dell’opera resta aperto. È stato letto come un’allegoria della rinascita della natura, ma anche come un trattato figurato sulla bellezza.

Di tono diverso è L’Annunciazione di Leonardo da Vinci. L’opera, attribuita ai suoi anni giovanili, mostra l’angelo e la Vergine in un giardino, disposti secondo una prospettiva lineare. Leonardo cura i dettagli delle piante, la posizione delle mani, la luce sulle architetture. Tutto è misurato, come se fosse pensato per uno sguardo attento e non frettoloso.

Un’altra opera di Leonardo, esposta in una sala separata, è L’Adorazione dei Magi rimasta purtroppo incompiuta. Il disegno, a carboncino e inchiostro, mostra una scena affollata, piena di gesti, figure, cavalli. Al centro, Maria e il Bambino. Intorno, tutto è movimento. Anche se non finita, l’opera mostra l’intento di una composizione ambiziosa.

Il Tondo Doni di Michelangelo è un dipinto su tavola, raro esempio dell’attività pittorica dell’artista su supporto ligneo. Raffigura la Sacra Famiglia, racchiusa in un formato circolare. Le figure sono scolpite, i volti tesi, le pose innaturali. Sullo sfondo compaiono nudi maschili, separati dalla scena principale da un muretto. L’interpretazione non è univoca: forse allude al passaggio tra il mondo antico e quello cristiano.

Chiude questo percorso La Medusa, dipinta da Caravaggio su uno scudo. Il volto, colto nell’istante in cui viene recisa la testa, è deformato da un’espressione di terrore. Il fondo scuro isola il soggetto, rendendolo ancora più violento. L’effetto d’insieme è teatrale, ma diretto.

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